Le
comunità di apprendimento
(tratto da:
Bertazzi L., La classe: comunità di
persone che apprendono, Isre, 2003)
Negli
ultimi 20 anni, molti degli studi e delle ricerche sui contesti di apprendimento
hanno trovato una convergenza e coerenza in una visione di apprendimento (e di
educazione) che viene identificata con il termine di “comunità di
apprendimento”.
“Alla stessa locuzione generale –
comunità di apprendimento – si riconducono un’ampia varietà di modelli
che, pur condividendo la prospettiva socioculturale sull’apprendimento, si
distinguono, ad esempio, per il punto di partenza e le assunzioni teoriche,
oppure per le modalità di applicazione dei principi di progetto del
costruttivismo sociale nelle attività in classe, o ancora per il peso
attribuito al sostegno tecnologico e per l’uso peculiare che se ne fa”.
Possiamo
individuare come caratteristica fondamentale di questa nuova cultura
dell’apprendimento, la condivisione di un obiettivo educativo e di
apprendimento di sviluppo di conoscenze e abilità di natura collettiva, tali da
favorire la crescita di conoscenze e abilità di natura individuale. Vi è cioè
un’azione e un sostegno reciproci tra la crescita delle conoscenze e abilità
della comunità e quelle dell’individuo. In questo senso, i membri di una
comunità di apprendimento percepiscono se stessi come collaboratori del proprio
apprendimento e di quello della comunità.
A
tal fine, a loro è chiesto di:
-
imparare a riflettere sul proprio apprendimento
-
diventare “pensatori critici” in grado di comprendere in profondità
-
promuovere una cultura d’apprendimento in cui sia gli individui che la
comunità intera “imparano ad apprendere”. Al centro non ci sono più le
conoscenze, ma i processi per imparare ad apprendere. L’enfasi è
sull’imparare come si apprende
-
condividere il loro apprendimento con gli altri membri della comunità.
In questo senso, diventa fondamentale la conoscenza di procedure e strategie che
consentano la condivisione di ciò che si impara.
Per realizzare questa cultura dell’apprendimento
diventa fondamentale il ruolo dell’insegnante, che, da membro della comunità,
“alla pari” con gli studenti, continua a rappresentare “un modello di apprendimento attivo e una guida per aiutare
l’apprendimento degli studenti”. L’insegnante
si preoccupa di sviluppare apprendimento strutturando lezioni e “cicli di
ricerca” introdotti da discussioni
in classe, nelle quali gli studenti possono far emergere le conoscenze già in
loro possesso, le loro aspettative riguardo ciò che vorrebbero conoscere, per
arrivare ad una scelta condivisa dei contenuti da apprendere. Attraverso
“strutture di partecipazione” gli studenti costruiscono il loro percorso di
apprendimento. Il momento centrale di tale percorso sono le attività di
“scambio”, progettate e condotte dagli stessi studenti (Brown &
Campione, 1994), nelle quali si realizzano processi di negoziazione reciproca.
Le
comunità di discenti di Brown e Campione
(tratto da:
Bertazzi L., La classe: comunità di
persone che apprendono, Isre, 2003)
Questo
modello di classe come comunità viene riferito dagli autori con il nome di Fostering
Communities of Learners (FCL – “Promuovere Comunità di Discenti”). Il
lavoro teorico e i progetti realizzati in classi elementari e medie, sviluppati
da Ann Brown, Joseph Campione e collaboratori, ricercatori dell’Università di
Berkeley, sono molto ben documentati[1]
e vantano solide basi teoriche radicate nella premessa della trentennale attività
di ricerca cognitivista di questi esperti sui metodi per aiutare studenti
passivi a diventare attivi, attraverso strategie di apprendimento e riflessione
che conducano alla capacità di trasferimento della conoscenza, o ad un uso
flessibile, appropriato e perfino creativo della conoscenza. Ripartendo dalle
critiche mosse da vari autori alla scolarizzazione (J.S. Brown et al., 1989;
Resnick, 1987; Whitehead, 1929), la proposta del gruppo di ricerca guidato da
Ann Brown (Brown, Ash, Rutherford, Nakagawa, Gordon, & Campione, 1993) si
orienta, verso una comunità di discenti,
dove gli studenti sono incoraggiati a impegnarsi in un apprendimento
auto-riflessivo e in una indagine critica nella quale essi diventano
responsabili in qualche misura di fronte alla comunità, per la definizione
della loro stessa conoscenza e competenza.
..Gli
studenti e gli insegnanti “creano intenzionalmente “zone di sviluppo
prossimale” disseminando il contesto di idee e di nozioni che essi ritengono
importanti e raccogliendo quelle che “hanno attecchito” nella comunità. I
partecipanti sono liberi di appropriarsi del vocabolario, delle idee, dei
metodi, e così via, che all’inizio appaiono come parte del discorso
condiviso, e con l’appropriazione trasformano queste idee attraverso
l’interpretazione personale” (Brown et al., 1993, p. 192).
…Nel processo
multidirezionale di appropriazione, gli studenti di tutte le età e di tutti i
livelli di competenza e interessi seminano l’ambiente di idee e conoscenze di
cui i differenti studenti si appropriano a livelli diversi…I ragazzi possono
partecipare a un’attività che è più complessa di quella che essi possono
comprendere, producendo “prestazione prima di competenza”, per usare una
frase di Cazden (1981)…
…Infine, attraverso le strutture
dialogiche di partecipazione, il significato è negoziato e rinegoziato
costantemente in modo reciproco e in molteplici modi dai membri della comunità.
Strutture
di partecipazione alle comunità di discenti di Brown e Campione
(tratto da:
Bertazzi L., La classe: comunità di
persone che apprendono, Isre, 2003)
Sostanzialmente, le strutture di partecipazione sono cinque.
Tre sono le
attività di piccolo gruppo:
·
l’“insegnamento reciproco” (reciprocal
teaching): il reciprocal teaching
viene adottato come metodo per promuovere la metacognizione durante la
lettura, la soluzione di problemi matematici e l’apprendimento in scienze.[2]
I seminari di RT funzionano così: in un gruppo di lavoro (di circa sei membri),
si guida a turno la discussione su un articolo, su un video, o su altro
materiale che tutti devono capire ai fini della ricerca. Il procedimento è
costituito dall’applicazione ciclica di quattro strategie cognitive praticate
dai componenti del gruppo a segmenti di testo successivi. Le strategie sono: porre
domande, riassumere il nocciolo dell’argomento, chiarificare se vi sono dei problemi, e fare predizioni sul contenuto successivo. Queste strategie hanno
il potere di sollecitare la discussione poiché sono eccellenti strumenti di
comprensione-monitoraggio. Il reciprocal
teaching provoca, infatti, zone di sviluppo prossimale dove trovano sostegno
lettori di capacità differenti. Benché alcuni membri del gruppo possono non
essere del tutto capaci di partecipare completamente, esteriorizzare il pensiero
sottoforma di discussione consente ai principianti di apprendere dai contributi
di coloro che sono più esperti. Inoltre, lo sforzo collettivo di trovare il
consenso sul significato permette di portare a termine il compito che è leggere
per comprenderne il significato. In questo modo, “il compito è
semplificato attraverso il supporto sociale dato da una varietà di competenze e
non attraverso la scomposizione del compito in abilità fondamentali” Brown,
Metz e Campione (1996, p. 173).
·
il jigsaw (Aronson, 1978) è una modalità di apprendimento cooperativo.
Il modello originario di Aronson è stato adattato per il contesto di lezioni di
scienze dove gli studenti possono fare una ricerca collaborativa e
successivamente condividere con gli altri la competenza acquisita. La tecnica
jigsaw prevede che agli studenti vengano assegnate parti (diverse, non
consequenziali) di un argomento da apprendere, che verranno insegnate agli altri
in un secondo momento attraverso il reciprocal teaching guidato. Gli studenti sono parzialmente
responsabili della progettazione del loro curricolo perché al momento opportuno
dovranno guidare (fare da leader) il seminario di apprendimento del loro
sotto-argomento attraverso l’insegnamento reciproco. In questo modo la
scelta del leader non è casuale, ma fondata sulla competenza. In ogni gruppo di
apprendimento, ciascun ragazzo è esperto (leader) di qualche parte del
materiale, lo insegna agli altri e prepara le domande per il test che tutti
dovranno eseguire al termine dell’unità.
·
la “scrittura guidata” (guided
writing): è l’attività nella quale gli studenti si
preparano alla fase di insegnamento agli altri e di presentazione della
propria conoscenza. Essi producono testi scritti illustrati, componendo al
computer in piccoli gruppi. Questi testi passano attraverso molte revisioni,
alcune delle quali guidate da qualche esperto (l’insegnante di classe, un
ricercatore esterno o anche uno studente più anziano). La guida aiuta a
mantenere un livello più elevato nel discorso usando domande orientate a
evidenziare lo scopo del lavoro e la sua efficacia, come ad esempio: Ritieni che
il lettore comprenda questo testo? Stai usando parole tue? Qual è il punto
centrale di questo paragrafo? Ci sono delle informazioni che mancano al lettore
per comprendere ciò di cui parli? Questo modelling,
a lungo andare, porta i bambini a interiorizzare delle strategie di
autorevisione.
Due
sono le attività che coinvolgono collettivamente la classe:
·
le “lezioni introduttive” (benchmark
lessons): ogni ciclo di ricerca, che dura circa 10 settimane, e che viene
introdotto e punteggiato da lezioni d’impostazione (benchmark
lesson) di un visitatore esperto (o dell’insegnante stesso) con una
discussione, che ha lo scopo di sollecitare ciò che gli studenti già conoscono
sull’argomento e ciò che piacerebbe loro sapere, oppure allo scopo di
introdurre un nuovo concetto alla comprensione del quale i ragazzi sembrano
essere ‘pronti’, oppure ancora per fornire ai ragazzi il mosaico di
connessione tra i sotto-argomenti che formano un jigsaw. In effetti, tipi
diversi di lezioni di benchmark servono
a obiettivi cognitivi diversi, in momenti diversi: spingere gli studenti verso
livelli più elevati di astrazione, cogliere relazioni di ordine superiore,
immergere la competenza acquisita in una nuova concettualizzazione
dell’argomento di studio, o riassumere ciò che si conosce e ciò che occorre
ancora scoprire, e quindi aiutare gli studenti a stabilire gli obiettivi di
apprendimento che guideranno il successivo stadio di ricerca.
·
l’attività di “scambio” (crosstalk):
ha luogo verso la fine del ciclo di ricerca è stata progettata e condotta dagli
stessi studenti (Brown & Campione, 1994). L’idea deriva dall’esperienza
che insegnare agli altri è un potente test di comprensione e dalla necessità,
perciò, di fornire delle occasioni in itinere – cioè, prima di concludere il
ciclo di ricerca – per verificare la qualità della conoscenza che si sta
acquisendo. Per questo gli studenti stessi hanno progettato degli scambi di
informazioni tra i gruppi che prevedono domande su fatti, chiarificazioni o
approfondimenti. Gli studenti registrano le mancanze di conoscenza o di
spiegazioni ulteriori e usano questi indicatori come base per la fase terminale
del turno di ricerca. Questo scambio reciproco tra i gruppi fornisce un test di
comprensione per ciascun altro.
Indicatori
dell’apprendimento significativo
(Tratto da Jones, Rasmussen
e Moffit, Didattica per problemi reali,
Erickson, 1999)
|
variabile |
Indicatore |
Definizione dell’indicatore |
|
Idea di apprendimento |
Responsabilità Strategie Motivazione intrinseca Collaborazione |
Lo studente è coinvolto nella definizione degli obiettivi, nella scelta dei compiti, nella elaborazione delle valutazioni. Conosce quali sono i passi per apprendere Lo studente elabora attivamente un repertorio di strategie di pensiero e apprendimento Lo studente non dipende da ricompense fornite da altri, ma si appassiona all’apprendimento Lo studente apprende conversando e lavorando con gli altri |
|
Compito |
Autentico Coraggioso Multidisciplinare |
Attinente al mondo reale, può riferirsi ad un interesse personale Sufficientemente difficile, ma non tanto da essere frustrante Riguarda più discipline correlate tra loro |
|
Verifica |
Basata su una prestazione reale Produttiva Integrata e continua Imparziale |
Prevede una prova o dimostrazione, in genere per un pubblico autentico e con una finalità utile Le verifiche devono avere un significato per gli studenti, presentandosi sottoforma di produzioni di informazioni, elaborati, servizi La verifica è una parte dell’istruzione e viceversa. Gli studenti imparano durante le verifiche. La verifica è educazione all’equità |
|
Modello didattico |
Interattivo Generativo |
Il programma deve rispondere ai bisogni e alle richieste dello studente L’istruzione è mirata alla costruzione del significato, attraverso attività ed esperienze significative per gli studenti |
|
Contesto di apprendimento |
Collaborativo Conoscenza condivisa Diversità come risorsa |
Gli studenti sono attori di una comunità di apprendimento, le cui attività sono collaborative Le esperienze di apprendimento sono strutturate in modo da fornire una pluralità di punti di vista per la risoluzione di problemi. L’obiettivo è costruire conoscenze condivise valorizzando ogni punto di vista La diversità è valorizzata come risorsa |
|
Gruppi |
Eterogenei Equi Flessibili |
Si lavora in piccoli gruppi composti da persone di diverso livello di abilità e background I piccoli gruppi sono organizzati in modo tale che tutti gli studenti possano vivere esperienze di apprendimento significative I gruppi sono organizzati in funzione di diverse finalità didattiche. In questo modo ogni studente farà parte di gruppi diversi e lavorerà con persone diverse |
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Ruolo insegnante |
Facilitatore Guida Compagno di apprendimento e di ricerca |
È impegnato nelle discussioni, stimolando i processi comunicativi e seguendo i lavori nei gruppi Fa da guida agli studenti, fornendo direzioni Si considera anche lui studente, è disposto a correre rischi per esplorare arre non di sua competenza. Collabora con altri insegnanti e altri professionisti. |
|
Ruolo studenti |
Esploratore Apprendista cognitivo Insegnante Produttore |
Gli studenti possono esplorare le idee che a loro più interessano L’apprendimento avviene in una relazione con delle guide che aiutano a sviluppare idee e abilità, dando agli studenti la possibilità di simulare il ruolo di professionisti del campo Gli studenti vengono incoraggiati ad insegnare agli altri in contesti formali ed informali Gli studenti elaborano prodotti di uso reale per se stessi e per gli altri |
[1] Oltre ai riferimenti già citati (Brown & Campione, 1990; Brown et al., 1993), si veda anche: Brown, 1997; Brown, & Campione, 1990; Brown, & Campione, 1994; Brown, & Campione, 1998; Brown, Ash, Rutherford, Nakagawa, Gordon, & Campione, 1993; Brown, Metz, & Campione, 1998.
[2] La metacognizione è un termine per indicare la capacità di controllare i propri processi di pensiero, la percezione della necessità di ulteriori informazioni per la comprensione di un fenomeno, e la riflessione su ciò che si è imparato (Brown, Bransford, Ferrara, & Campione, 1983).